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Home › Turismo&Cultura › Itinerari › Fontecchio – San Pio - Bominaco

Fontecchio – San Pio - Bominaco

PDF Stampa Lunedì 21 Febbraio 2011 18:36

 

L'itinerario

Il complesso conventuale di Bominaco, fondato e ideato da Monaci Benedettini, era uno dei più importanti di questa parte dell’Abruzzo e dipendeva inizialmente dalla potentissima diocesi di Farfa e successivamente da quella altrettanto potente di Valva. Aveva a sua volta altre dipendenze fra cui quella del convento di S. Maria a Graiano. Il sentiero percorso è quello che collegava in modo diretto le due strutture monastiche che ebbero per lungo tempo una notevolissima importanza come centri di potere ed economici..

Descrizione del percorso

Fontecchio – San Pio - BominacoPartendo da Fontecchio si prende la ripida strada che dalla S.S. porta verso il Convento di S. Francesco e prosegue in direzione della frazione di S. Pio. Dalla piazza di S. Pio si segue, mantenendosi sulla destra della chiesa, un sentiero delimitato da un muro in pietra che inizia gradualmente a salire.

I motivi di interesse legati a questo itinerario sono molteplici, innanzitutto si intuisce che questo percorso a tratti largo e rivestito di pietre appiattite, un tempo doveva avere un’importanza notevole come via di comunicazione di due centri di potere acclesiastico come Fontecchio, con i suoi numerosi conventi, e Bominaco con l’antico complesso monastico di “Momenaco”. Si può infatti immaginare l’andirivieni di monaci, fattori, boscaioli, pastori, che potevano spostarsi anche con dei piccoli carri e la presenza di cappelle votive come quella della Madonna della Speranza o di fonti lungi il tragitto, rievocano il bisogno di riposo e di preghiera del viandante nelle calde giornate estive. In particolare a circa metà del percorso, circondata da alcuni pioppi di imponenti dimensioni, si incontra la Fonte Ju Pizzu, punto di sosta obbligato e piacevole prima di iniziare l’ultimo tratto di salita fino a Valle Maggiore.
L’ambiente che si attraversa è quello tipico dell’orizzonte submontano appenninico, in cui si alternano tratti boscati e cespuglietti e praterie. In particolare in questa zona è possibile percepire un fenomeno che negli ultimi anni sta caratterizzando tutta la media montagna appenninica: la ricostituzione spontanea del bosco attraverso fasi successive.
Infatti se guardiamo con attenzione il paesaggio vegetale, si nota che sui prati di tipo arido, che rivestono ampie superfici, si vanno affermando alcuni arbusti che, con il passare del tempo, tendono a formare dei nuclei chiusi e compatti al di sotto dei quali i semi delle querce e delle altre essenze arboree trovano le giuste condizioni di umidità e di ombra necessarie per germogliare. La fase successiva, infatti vede svettare dai cespugli le giovani querce, che lentamente ma inesorabilmente, se la mano dell’uomo non interverrà, andranno a ricostituire l’originario querceto.
Questo fenomeno che qui, ovviamente semplificato, abbiamo descritto, si definisce “serie dinamica”, nel caso specifico “serie dinamica della roverella” (Quercus pubescens) che è la quercia tipica di questo tipo di terreno arido e calcareo. Nella zona che viene attraversata dall’itinerario lo stadio della serie che prevale è quello del cespuglietto e le specie più significative sono il finestrino (Cytisus sessifolius), una leguminose dai piccoli fiori gialli che formano luminosi grappoli, e soprattutto i ginepri (Juniperus communis, J. Oxycedrus), particolarmente abbondanti e a tratti fittamente intricati, soprattutto nella seconda parte del percorso.
Il periodo più adatto per percorrere il sentiero, da un punto di vista botanico, è senz’altro la primavera (aprile-maggio), allorché è possibile osservare le fioriture di tutte le specie del sottobosco e anche di numerose orchidee spontanee sui prati aridi.
Il Valico del Cippo (m1020) punto più elevato del percorso, presenta un aspetto panoramico molto interessante, in quanto la visuale può spaziare verso la valle contigua scorgere Bominaco ed il castello, oppure verso la catena del Monte Sirente o ancora verso la più imponente del Gran sasso, che da qui si coglie in una prospettiva del tutto particolare. Da questo punto in poi si entra nel territorio comunale di Caporciano, il cammino è in discesa e la meta del percorso, Bominaco, sicuramente ripagherà in pieno delle fatiche, in quanto offre ai visitatori alcuni tra gli esempi più belli di arte sacra presenti in Abruzzo.
Si tratta del già menzionato Complesso Monastico di “Momenaco”, anticamente dedicato a S. Pellegrino. Situato in un angolo di grande suggestione, nella parte più elevata del paese, celato dal verde di un boschetto di pini, risale a circa il X secolo. Attualmente è possibile ammirare due chiese stupende: S. Maria Assunta e S. Pellegrino, e tutto ciò che resta del potente convento, distrutto dalle fondamenta dal capitano di ventura Braccio da Montone nel 1423. La prima chiesa viene indicata come l’esempio più rappresentativo degli edifici religiosi di tipo basilicare abruzzese del periodo romanico (XII secolo). La seconda, di dimensioni minori, fu voluta dall’Abate Tedino e costruita nel 1263. L’interno è totalmente affrescato con un ciclo pittorico di semplice fattura, ma di grande resa cromatica risalente al secolo XIII. L’insieme degli affreschi, in cui riveste particolare importanza il cosiddetto “Calendario Valvense”, è ritenuto la più alta manifestazione pittorica abruzzese del Medioevo.
L’Abruzzo è ricco di chiese e templi, più imponenti e maestosi di queste, ma l’atmosfera di grande spiritualità che si coglie nelle chiese di Bominaco è unica, e pervade il visitatore in modo globale.
Un ulteriore meta dell’itinerario può essere il Castello di Bominaco (m1071), su un’altura a ridosso del paese e di recente restaurato. Per raggiungere il castello un sentiero situato di fronte alla facciata della Chiesa di S. Pellegrino sale lungo il crinale superando, con tratti di scalinata i 75 metri di dislivello che separano la chiesa dalla fortificazione.

Note: L’itinerario è percorribile comodamente anche a cavallo ad eccezione del tratto compreso fra “Il Cippo” e il “Campo”, la valle sotto Bominaco, in cui il sentiero, non ripulito, è in alcuni tratti invaso da rami e cespugli. A Bominaco, nel piazzale erboso antistante le chiese è possibile gustare piatti tipici presso una trattoria a conduzione familiare.

 

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