Nei pressi della frazione di S. Pio, sulla strada che si ricollega alla SS 261, sorge l'antico Convento di Santa Maria a Graiano. Non si conosce la data esatta della fondazione del complesso monastico, ma si sa che apparteneva all'ordine dei Benedettini sin dall'origine ed era dedicato a San Mauro. Nel 1266 questo convento subì una riforma da parte delle autorità ecclesiastiche; i monaci presenti macchiati di “orrende colpe”, come riportano le cronache del tempo, vennero allontanati e sostituiti con monache di clausura dello stesso ordine. Nel 1836 con una bolla di Gregorio XVI il convento venne aggregato alla Diocesi dell'Aquila. Le condizioni dell'intero complesso sono attualmente disastrose; di recente la sola chiesa è stata oggetto di restauri statici che ne hanno impedito il crollo. La facciata della Chiesa di S.Maria, intonacata, è a coronamentro orizzontale; presenta un unico portale centrale con stipiti e timpano in pietra scolpita in forme mistilinee e, al di sopra, un finestrone rettangolare con decorazioni baroccheggianti in pietra e con incisa la data MDCCLXX (1770). Sul lato sinistro cinque contrafforti, a contenere la forte spinta della volta a botte a tutto sesto, sono intervallati da tre finestre. Il lato posteriore e di sud est è occupato in parte dai locali conventuali. L'inerno è un'aula unica, con cappelle laterali, coperta con volta a botte a tutto sesto e, sull'altare maggiore, da una cupola rivestita esternamente da un tiburio a pianta poligonale; le cappelle laterali si ripetono in modo uguale e contrapposto, sono poco profonde, e danno quasi l'impressione di essere altari incassati nelle pareti. Gli ambienti conventuali sono ormai allo stato ruderale e non è possibile individuare una fisionomia precisa della struttura; nel refettorio sono ancora visibili degli affreschi raffiguranti il Cenacolo di discreta fattura. Il complesso è stato molto depredato ma al suo interno conservava, sino ad una ventina d'anni fa, due opere di grande interesse storico-artistico che è stato possibile recuperare e restaurare. La prima è un dipinto a tempera su tela applicata a tavola che raffigura una Madonna con Bambino detta “Madonna de Ambro”; l'opera è databile intorno alla metà del '200 e deriva dalla cultura tardo bizantina che influenzava, ancora notevolmente, l'arte del XIII sec in Abruzzo. L'altra è una statua lignea policroma e dorata rappresentante lo stesso soggetto, è databile intorno alla metà del 1400 ed è attribuibile ad un artista abruzzese che risente di influenze toscane. Entrambe le opere sono esposte al Museo Nazionale d'Abruzzo presso il Castello Cinquecentesco dell'Aquila.

